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domenica 8 gennaio 2017

Giornale di navigazione #5

Il Lungo Silenzio aleggiò sui sette mari per lunghi anni, ed io ero ancora inesorabilmente ancorato alla stamberga marcia ma accogliente nella quale pigramente vivacchiavo da quel funesto giorno in cui la grande tempesta di sabbia distrusse la nave e disperse la ciurma, l'ultima di cui feci parte prima di rintanarmi come un ratto senza quasi più vedere la luce del sole, senza neanche mettere un piede fuori dallo steccato che la recintava, figurarsi inoltrarsi in mare aperto.
Ma quella mattina c'era qualcosa di diverso, nell'aria... Forse era solo stato pulito lo scolo della fogna che passava fuori dalla mia finestra, o magari il pesce che la vecchia avrebbe cucinato di lì a poco era meno marcio del solito, fatto sta che decisi di andare alla spiaggia di fango accanto al vecchio porticciolo in rovina.
Così mi alzai dalla vetusta branda ammuffita, mi stiracchiai, cercando di sgranchire le malandate componenti meccaniche del mio corpo da mezzo androide, e mi incamminai verso il fetore fastidioso ma ormai familiare di terriccio umido e alghe putrefatte.
Credevo che avrei passato una mattinata noiosa e inutile, ma dovetti ricredermi quando, nel momento esatto in cui fui vicino al bagnasciuga, scorsi un luccichio tra le onde che, lentamente, si avvicinava verso riva.
Qualche attimo dopo l'oggetto fu abbastanza vicino e, riconoscendolo, ebbi un tuffo al mio povero cuore semiautomatico: una piccola bottiglia di vetro, apparentemente con un messaggio all'interno. Impaziente, mi tuffai tra le onde gelate per recuperare la vecchia bottiglia la quale, come sospettavo, oltre ad essere ricoperta di alghe e conchiglie di ogni tipo e sigillata con abbondante ceralacca blu, conteneva una pergamena arrotolata. Ruppi frettolosamente il sigillo che rappresentava la poppa di una nave incorniciata dalle lettere C e P in caratteri arcaici, e sfilai delicatamente il vecchio e umido foglio manoscritto, che mi accorsi essere non una richiesta di aiuto da una qualche isola sperduta nell'oceano, ma il frammento malandato di un diario di bordo piratesco.
Ebbi un altro sobbalzo quando riconobbi la calligrafia, inconfondibile tra mille e più scritture piratesche e, impaziente, iniziai a leggere:


"Diario di bordo, ormai le date non sono importanti, sono successe talmente tante cose e così poche pagine per scrivere.
Ho viaggiato in diversi porti e fermata in altri. Ora siamo alle porte di un nuovo viaggio, sempre posti caldi, sempre un'isola in mezzo al mare lontano da tutto e tutti.
Qualche volta mi sono chiesta perché il destino mi faccia andare in questi posti, ma andiamo con ordine. A volte le avventure più grandi non si hanno viaggiando per i mari, a volte nel momento più calmo si vivono avventure straordinarie.

La mia si chiama Sophia, una piccola pirata di ormai 1 anno.  Nacque in un freddo autunno e come un buon pirata senza seguire le regole, arrivando prima e rischiando la pelle. Successivamente il mare si è fatto cupo e burrascoso, certo ci sono stati momenti di buona navigazione, ma diciamo che sono stati brevi e rari momenti. Mi sono ritrovata in una situazione di deja-vu, quando hai già vissuto un momento simile. Momenti in cui ti senti perso il mare è nero e vedi tante nubi all'orizzonte. Ti senti soffocare e non sai come uscirne. 
Qualcuno urla che non ce la farai mai, che la vita di pirata non è la tua vita, che sei un fallimento. È in quel momento che invece trovi la forza di proseguire e superare quelle onde, anche se la nave che ti porterà sarà in mille pezzi alla fine, ma ci devi provare.
Quindi eccoci a oggi in partenza per un'altra isola calda. Probabilmente c'è una sorta di alchimia, o forse sono gli unici posti che mi danno un senso di pace e serenità. Le grandi partenze mi danno sempre un senso di malinconia, mi mancheranno tante e troppe cose di questo porto, ma devo navigare. 
Il vento sta soffiando, è il momento migliore per salpare senza guardarsi indietro."

Dopo queste parole il testo si faceva illeggibile, da quanto era ridotto male il vecchio pezzo di carta il quale, poco dopo, si frantumò irreparabilmente tra le mie mani. Era molto tempo che non avevo segni di vita da Capitan Poppa, e per quanto quello scritto potesse essere vecchio di mesi, anni o lustri, mi rasserenò, e iniziò a far rinascere nel mio povero cuore metallico da navigatore, il sogno di lunghi viaggi per mare, cercando una meta, inventando una rotta. Così mi fermai a lungo su quella spiaggia, a chiedermi quali nuove avventure avrebbe riservato il futuro alla nostra vecchia ciurma, sparpagliata su tutto il globo.
MotMot